Le motivazioni del Tribunale sulla condanna a Nicoletta Albano
Sono state depositate le motivazioni della sentenza con cui il Tribunale di Alessandria ha condannato in primo grado a quattro anni di reclusione l’ex sindaca ed ex consigliera regionale Nicoletta Albano, assolvendo contestualmente gli altri imputati coinvolti nel procedimento. Le oltre cento pagine di motivazioni ricostruiscono una vicenda che per anni ha segnato la vita politica del Comune di Gavi, delineando quello che i giudici definiscono un vero e proprio “disegno” finalizzato a determinare la cessazione anticipata del mandato dell’allora sindaca Rita Semino e a consentire ad Albano di tornare alla guida dell’ente.
Secondo quanto accertato dal Tribunale, il 29 dicembre 2019 Albano avrebbe convocato Semino in municipio, sottoponendole un ultimatum: dimettersi volontariamente oppure essere costretta a lasciare l’incarico in modo disonorevole. In quell’occasione, Albano avrebbe sostenuto che la maggioranza consiliare non esisteva più e che la decisione fosse ormai irrevocabile. Tuttavia, i giudici qualificano tali affermazioni come un inganno, evidenziando come tutti i consiglieri ascoltati abbiano escluso che la questione fosse stata discussa o deliberata in precedenza.
Nonostante la ferma opposizione iniziale di Semino, che avrebbe ribadito la volontà di portare a termine il mandato anche per una promessa fatta al marito scomparso da pochi giorni, la pressione esercitata avrebbe portato la sindaca a firmare una dichiarazione in cui adduceva presunti problemi di salute e l’impossibilità di proseguire nell’incarico. Il Tribunale ricostruisce come Albano abbia successivamente protocollato tale atto, tentando di retrodatandolo, e si sia attivata presso la Prefettura, arrivando a richiedere l’intervento di un medico per certificare un’asserita inidoneità. Semino avrebbe però rifiutato la visita medica, decidendo infine di sporgere denuncia.
Alla luce di questi elementi, i giudici hanno riqualificato l’originaria contestazione di concussione nel reato di attentato contro i diritti politici del cittadino.
Un secondo tentativo
Un secondo episodio, risalente al gennaio 2020, riguarda un ulteriore tentativo attribuito ad Albano. In base alle motivazioni, l’ex sindaca avrebbe chiesto al responsabile dell’Ufficio tecnico comunale, Pierpaolo Bagnasco, di convocare Pietro Lugano, amministratore della catena di supermercati presso cui lavorava la nipote di Semino. Durante un incontro formalmente connesso a lavori di ristrutturazione, Albano avrebbe intimato a Lugano di licenziare o trasferire la dipendente come forma di ritorsione. Il Tribunale rileva tuttavia che l’imprenditore si sarebbe opposto sin da subito alla richiesta, senza assecondarla. Per questo fatto, ad Albano viene contestato il tentativo di concussione.
Per lo stesso episodio era imputato anche Bagnasco, difeso dagli avvocati Giuseppe Cormaio e Giuseppe Greppi, che è stato assolto. I giudici precisano che la richiesta illecita sarebbe stata formulata esclusivamente da Albano e che il dirigente comunale non avrebbe rafforzato né sostenuto la pressione sull’imprenditore, limitandosi, al più, a facilitare l’incontro. Le telefonate effettuate e ricevute, esaminate nel corso del dibattimento, non avrebbero infatti apportato alcun contributo concreto al tentativo di condizionamento.
Il reato di falso
La condanna di Albano riguarda anche il reato di falso, in relazione a tre distinti episodi su documentazione comunale che, secondo l’accusa e la ricostruzione accolta dal Tribunale, sarebbero stati tutti funzionali a un unico obiettivo: ottenere le dimissioni di Rita Semino. In alcuni passaggi delle motivazioni viene richiamato anche il ruolo della segretaria comunale Giovanna Sutera, difesa dall’avvocato Marco Conti, che è stata tuttavia assolta da ogni imputazione. In merito all’accusa di favoreggiamento personale, il Tribunale ha escluso la responsabilità penale rilevando l’inutilizzabilità dell’intercettazione principale e osservando come eventuali condotte fossero eventualmente orientate a tutelare la posizione personale dell’imputata, e non a favorire terzi.
Alla luce delle motivazioni depositate, i difensori di Bagnasco e Sutera hanno espresso soddisfazione per l’esito del giudizio, sottolineando come il Tribunale abbia chiarito la totale estraneità dei loro assistiti rispetto alle dinamiche personali e politiche emerse nel processo, tracciando una netta distinzione tra il loro operato e le condotte ritenute illecite, peraltro prive di qualsiasi interesse per gli stessi imputati assolti. È stato inoltre assolto anche Eugenio Rabbia.