Tre Comuni (Vignole, Stazzano e Carrosio) con le scuole a rischio

I sindaci dei centri esclusi dalla nuova classificazione dei Comuni montani si preparano a far sentire la propria voce. Da Vignole a Stazzano, fino all’Acquese, cresce infatti la preoccupazione per il futuro di servizi considerati essenziali, a partire dalle scuole. La richiesta rivolta alla Regione è chiara: intervenire per tutelare realtà locali già fragili e soggette a un progressivo calo demografico.

 

L’incertezza riguarda in particolare le scuole dei paesi alessandrini finora riconosciuti come montani ma che, in base alla nuova normativa promossa dal ministro per gli Affari regionali Roberto Calderoli, rischiano di essere riclassificati come Comuni ordinari, perdendo così le tutele finora garantite dallo status di montanità. Tra queste rientra anche la possibilità di formare classi con un numero minimo ridotto di alunni, fissato a dieci, oltre a specifiche dotazioni di personale docente. Senza tali deroghe, alcune realtà potrebbero trovarsi in seria difficoltà nel breve e medio periodo.

 

Carrosio, Stazzano e Vignole

Tra i centri più esposti c’è Carrosio, in Val Lemme, circa 500 abitanti, dove negli anni Novanta la comunità si mobilitò per salvare la scuola elementare dalla chiusura, arrivando a coinvolgere tra i banchi anche anziani privi della licenza. Oggi l’amministrazione è nuovamente pronta a difendere il servizio. Il vicesindaco Valerio Cassano evidenzia come la normativa sulla montagna rischi di entrare in contrasto con la legge 158 sui piccoli Comuni, che prevede la tutela dei servizi essenziali in territori di queste dimensioni. L’intenzione è quella di attivarsi in tutte le sedi istituzionali, confidando in un intervento regionale. Al momento il problema non appare immediato, con una ventina di iscritti previsti per il prossimo anno scolastico, ma le prospettive restano legate al progressivo calo demografico.

 

Preoccupazioni simili emergono anche a Stazzano, tra Valle Scrivia e Val Borbera, dove vivono circa duemila abitanti e dove sono presenti scuola dell’infanzia, primaria e secondaria di primo grado. Il sindaco Pierpaolo Bagnasco sottolinea che una riduzione delle classi potrebbe rappresentare un danno significativo per il territorio. L’amministrazione si è già attivata presso la Regione per valutare possibili deroghe, nonostante il Comune non rientri nei nuovi criteri stabiliti a livello nazionale.

 

A Vignole, il timore riguarda soprattutto la possibile introduzione di pluriclassi a partire dal prossimo anno scolastico, con il rischio di un abbassamento della qualità dell’insegnamento e il conseguente spostamento degli studenti verso istituti di centri vicini, come Arquata.

 

 

Secondo gli amministratori locali, la presenza della scuola contribuisce in modo determinante alla vitalità del territorio, sostenendo anche le attività commerciali e i servizi di prossimità, dal bar ai negozi, fino agli ambulatori. La possibile perdita delle strutture scolastiche alimenta il timore di un progressivo indebolimento del tessuto sociale ed economico. Per questo, i Comuni intendono fare chiarezza sui criteri utilizzati per la nuova classificazione, in particolare su quelli legati all’altitudine media di almeno 350 metri, e hanno annunciato l’invio di una lettera sia al ministro Calderoli sia all’assessore regionale alla Montagna Marco Gallo.

 

La regione

Dal canto suo, l’assessore regionale Gallo sottolinea come al momento la Regione stia recependo le indicazioni ministeriali e valuterà la situazione caso per caso, anche in collaborazione con l’assessorato all’Istruzione. Da Torino arrivano comunque rassicurazioni generali sull’impegno a garantire attenzione e sostegno ai territori eventualmente esclusi dall’elenco dei Comuni riconosciuti dalla nuova normativa.

 

La revisione ha comportato, per la provincia di Alessandria, il passaggio da 49 a 35 Comuni classificati come montani, con l’esclusione di 14 centri: Carrosio, Stazzano, Vignole, Avolasca, Casasco, Costa Vescovato, Momperone, Monleale, Montegioco, Montemarzino, Pozzol Groppo, Lerma, Cartosio e Montechiaro. Parallelamente, Arquata Scrivia è stata inclusa tra i territori montani.

 

Sui timori legati alla possibile perdita di scuole e tutele, la Regione invita alla prudenza e richiama l’emendamento alla legge sulla montagna che attribuisce alle Regioni un ruolo più attivo nella gestione delle risorse. Grazie a questa modifica normativa, spiegano gli assessori Marco Gallo ed Enrico Bussalino, sarà possibile destinare fondi anche ai Comuni esclusi. Per il triennio 2025–2027 sono previsti 200 milioni di euro l’anno per lo sviluppo delle aree montane, con l’obiettivo di sostenere i territori più fragili e preservarne i servizi essenziali.