Ex Ilva Novi, cassa integrazione per 515 lavoratori: la produzione potrebbe ripartire a febbraio

Si prospettano mesi difficili per i lavoratori dell’ex Ilva di Novi Ligure. Dal confronto di questa mattina, lunedì 19 ottobre, in Prefettura ad Alessandria tra i rappresentanti sindacali di Fim, Fiom e Uilm e i commissari di Acciaierie d’Italia sono arrivate conferme sul ricorso alla cassa integrazione, ma anche un primo impegno sulle prospettive produttive dello stabilimento novese.

L’ammortizzatore sociale dovrebbe coinvolgere 515 dei 540 dipendenti del sito di Novi Ligure. La produzione proseguirà fino alla fine di ottobre, dopodiché la quasi totalità dei lavoratori sarà interessata dalla cassa integrazione. I sindacati puntano tuttavia a limitare il numero delle persone coinvolte attraverso l’avvio di attività di manutenzione all’interno dello stabilimento.

 

L’incontro di questa mattina

L’incontro, durato oltre due ore e mezza e promosso dopo la mobilitazione della scorsa settimana ad Alessandria, si è svolto con il coinvolgimento della prefetta Alessandra Vinciguerra, che ha richiesto un confronto circoscritto alla situazione degli stabilimenti di Novi Ligure e, in parte, di Racconigi.

Tra gli elementi emersi, l’impegno dei commissari a garantire l’arrivo di materiale all’inizio del prossimo anno, con l’obiettivo di consentire la ripresa della produzione entro febbraio 2027. Una prospettiva che rappresenta un segnale per il futuro del sito, ma che non elimina le preoccupazioni per i mesi di fermo produttivo e per le ricadute occupazionali.

 

 

I prossimi passaggi

Martedì 20 ottobre i sindacati incontreranno in assemblea i dipendenti novesi per illustrare gli esiti del confronto e discutere le prossime iniziative. L’obiettivo è anche quello di portare una delegazione numerosa di lavoratori a Torino, dove mercoledì 21 ottobre è previsto un nuovo tavolo in Regione Piemonte. In quella sede Fim, Fiom e Uilm chiederanno un intervento più incisivo delle istituzioni regionali a tutela dell’occupazione e del futuro produttivo degli stabilimenti di Novi Ligure e Racconigi.

Intanto, resta alta la tensione anche a Genova, dove la mobilitazione dei lavoratori di Cornigliano è proseguita con l’occupazione dell’aeroporto Cristoforo Colombo.