Tensione alta per i lavoratori del Terzo Valico

La sospensione delle attività nei cantieri del Terzo Valico continua a produrre conseguenze sui lavoratori e sulle imprese coinvolte nell’opera. Alla cassa integrazione per circa 300 dipendenti di Seli Overseas si aggiungono nuove richieste da parte delle aziende subappaltatrici, mentre non si intravedono ancora soluzioni per sbloccare la situazione nei cantieri di Radimero e della Val Lemme. I sindacati annunciano assemblee con i lavoratori per la prossima settimana e non escludono iniziative di protesta, compreso il blocco dei caselli autostradali della A7.

 

A fare il punto sono Paolo Tolu, segretario provinciale della Feneal Uil, e Paolo Conte, segretario provinciale della Fillea Cgil, che denunciano il perdurare dello stallo nonostante il confronto nazionale del 15 ottobre. In quell’occasione, secondo quanto riferito dalle organizzazioni sindacali, Rfi aveva dichiarato di non essere a conoscenza delle procedure di cassa integrazione e di aver ordinato la ripresa immediata dei lavori. A distanza di giorni, tuttavia, nei cantieri di Arquata Scrivia e Voltaggio le attività di scavo non sono riprese.

 

Nel frattempo, la situazione occupazionale si è ulteriormente complicata. Il Consorzio Val Lemme, impegnato nel cantiere di Voltaggio nella produzione di calcestruzzo, ha comunicato che dal 26 ottobre interromperà tutte le attività, ricorrendo alla cassa integrazione a zero ore per un massimo di sei dipendenti. Si tratta della seconda impresa subappaltatrice a fare ricorso all’ammortizzatore sociale dopo la Collins di Roma.

 

 

Per Tolu e Conte, il quadro conferma le ricadute del contenzioso economico tra Cociv e Rfi sulle maestranze. I sindacalisti chiedono che venga data attuazione agli impegni annunciati per la ripresa dei lavori e sottolineano come i dipendenti abbiano finora garantito la propria disponibilità, lavorando su turni alternati e continuativi, 24 ore su 24 e sette giorni su sette, per accelerare la realizzazione dell’infrastruttura.

Feneal Uil, Fillea Cgil e Filca Cisl hanno quindi richiesto un incontro al prefetto, invitando al confronto Cociv, Seli Overseas e i sindaci del territorio. Luca Lavezzaro, della Filca Cisl provinciale, critica inoltre la situazione delle imprese coinvolte, segnalando che tra i subappaltatori si starebbe valutando anche il ricorso ai licenziamenti.

 

La posizione di Webuild: «Crediti scaduti e varianti non istruite da Rfi»

Dopo settimane di silenzio, Webuild ha fornito una propria ricostruzione delle cause che hanno portato allo stallo dei cantieri, respingendo l’ipotesi che la situazione sia riconducibile a mancanze da parte di Cociv.

Secondo il gruppo, le difficoltà derivano da crediti scaduti e varianti progettuali che la committenza non ha ancora istruito. Webuild sostiene che Rfi debba ancora saldare lavori già eseguiti e fatture scadute, individuando in queste partite economiche uno degli elementi alla base del blocco delle attività.

 

Un problema più ampio

La società inquadra la vicenda del Terzo Valico in un problema più ampio di finanziamento delle opere pubbliche. Richiamando le recenti dichiarazioni del ministro delle Infrastrutture Matteo Salvini, Webuild indica una carenza di stanziamenti superiore a 20 miliardi di euro per completare le opere pubbliche e di circa otto miliardi per evitare interruzioni dei lavori.

Il gruppo conferma infine l’attenzione nei confronti dei lavoratori, delle imprese e dei territori interessati, assicurando che proseguirà il confronto con sindacati e istituzioni. L’obiettivo dichiarato è arrivare rapidamente alla definizione delle questioni economiche ancora aperte, così da consentire la ripresa delle attività e il completamento dell’infrastruttura.