Si prospetta una sfida a due per il futuro dell’ex Ilva

La trattativa in esclusiva per l’acquisizione dell’ex Ilva non è più in vigore. Il governo si trova ora a valutare due possibili interlocutori per il futuro di Acciaierie d’Italia: il gruppo guidato dall’imprenditore statunitense Michael Flacks e la società indiana Jindal Steel & Power. Secondo quanto emerso, l’esclusiva concessa a Flacks lo scorso dicembre si è trasformata in una competizione a due dopo il ritorno di interesse del gruppo indiano, rimasto senza accordo in Germania con ThyssenKrupp. In questa fase non sarebbe coinvolta la società Jindal già attiva a Piombino, bensì Jindal Steel & Power, considerata uno dei pilastri dell’impero industriale guidato da Naveen Jindal.

 

Le parole di Adolfo Urso

Il ministro delle Imprese e del Made in Italy, Adolfo Urso, ha confermato di aver ricevuto il rapporto dei commissari straordinari contenente la valutazione delle due proposte. Il documento analizza sia la manifestazione di interesse presentata da Jindal sia le integrazioni fornite da Flacks in risposta alle richieste avanzate dagli stessi commissari. L’obiettivo dichiarato è quello di proseguire il negoziato attraverso un confronto diretto tra le offerte per individuare la soluzione ritenuta più solida.

 

Sul piano industriale, il ministro ha precisato che il progetto di Jindal prevederebbe il mantenimento degli altiforni fino all’installazione dei forni elettrici, nell’ambito di una transizione destinata a sostituire progressivamente l’attuale ciclo a caldo con tecnologie basate sull’acciaio prodotto da forno elettrico, garantendo al contempo la continuità produttiva.

 

 

Resta tuttavia aperta la questione energetica, considerata decisiva per la riconversione del polo siderurgico. I forni elettrici richiedono infatti grandi quantità di gas e preridotto, e non sarebbe prevista la fornitura tramite nave rigassificatrice. Si renderebbe quindi necessario valutare la disponibilità di approvvigionamenti via terra e i tempi necessari per garantirli.

 

I sindacati

Mentre a Roma prosegue l’analisi comparata dei due progetti, le organizzazioni sindacali dei metalmeccanici continuano a sostenere che solo un intervento pubblico possa assicurare la sopravvivenza dell’impianto. Anche il presidente di Federmeccanica, Simone Bettini, dopo una visita allo stabilimento e un confronto con Confindustria Taranto, ha sottolineato l’importanza strategica del sito, definendolo un impianto con standard ambientali particolarmente avanzati nel panorama europeo.

 

Secondo le rappresentanze industriali locali, un rallentamento o un’interruzione del ciclo produttivo metterebbero a rischio intere filiere manifatturiere che dipendono dall’acciaio come materia prima. Federmeccanica e Confindustria Taranto ritengono pertanto che un ruolo dello Stato possa rappresentare la soluzione più realistica per il rilancio, evitando dipendenze da operatori privati che potrebbero interrompere le forniture in qualsiasi momento, con gravi conseguenze per il sistema industriale nazionale.