Ex Ilva, quasi 400 lavoratori in corteo a Novi: «Serve un piano industriale»
Quasi 400 lavoratori dell’ex Ilva hanno partecipato allo sciopero e al corteo organizzato a Novi Ligure per protestare contro il rischio di fermata dello stabilimento e chiedere garanzie sul futuro occupazionale. La manifestazione, partita dalla fabbrica, ha raggiunto anche piazza della Repubblica, nel centro cittadino, superando il percorso inizialmente concordato. Una mobilitazione pacifica che ha riportato al centro dell’attenzione il legame storico tra Novi e la siderurgia.
A preoccupare le maestranze è soprattutto la prospettiva della cassa integrazione a zero ore dalla metà di novembre per una parte consistente dei dipendenti, con conseguenze sulle retribuzioni e sull’economia di centinaia di famiglie. I sindacati hanno ribadito che gli ammortizzatori sociali non possono sostituire un piano industriale e hanno chiesto interventi tempestivi per garantire la disponibilità delle materie prime e la ripresa della produzione.
I sindacati e le istituzioni
La richiesta è stata condivisa dai rappresentanti delle organizzazioni sindacali provinciali. Federico Porrata della Fiom Cgil, Moreno Vacchina della Fim Cisl e Marco Ginanneschi della Uilm hanno insistito sulla necessità di ottenere risposte concrete. I segretari provinciali Maurizio Cantello, Luigi Tona e Alberto Pastorello hanno a loro volta sottolineato l’urgenza di una strategia per salvaguardare i posti di lavoro e la continuità produttiva. La solidarietà è arrivata anche dal segretario generale della Cgil, Maurizio Landini, che ha richiamato il valore della produzione di acciaio per il futuro industriale italiano.
Alla manifestazione erano presenti il sindaco di Novi, Rocchino Muliere, numerosi esponenti della giunta e del Consiglio comunale, il deputato del Pd Federico Fornaro e l’assessore regionale Enrico Bussalino, in rappresentanza della Regione Piemonte. Muliere ha ribadito che la cassa integrazione è un diritto dei lavoratori, ma non può rappresentare la soluzione alla crisi, annunciando anche la convocazione di un Consiglio comunale aperto.
L’appuntamento è fissato per lunedì 26 ottobre alle 21 al Museo dei Campionissimi di Novi Ligure, dove la vertenza sarà affrontata in una seduta aperta alla cittadinanza.
La Cassazione
Nel frattempo, la partita sul futuro dell’ex Ilva si gioca anche sul piano giudiziario. Dopo la decisione dei giudici di Milano secondo cui lo spegnimento degli impianti deve procedere senza attendere i successivi gradi di giudizio, un passaggio importante è atteso per martedì 20 ottobre, quando le Sezioni Unite della Corte di Cassazione si pronunceranno sui ricorsi presentati da Ilva e Acciaierie d’Italia in amministrazione straordinaria. L’esito potrebbe incidere sulle prospettive di continuità dell’area a caldo.
Il tavolo a Torino
Il giorno successivo, mercoledì 21 ottobre, è previsto al Grattacielo di Torino il tavolo regionale sull’ex Ilva, presieduto dal presidente della Regione Piemonte Alberto Cirio, con il vicepresidente e assessore al Lavoro Maurizio Marrone e l’assessore alla Formazione professionale Daniela Cameroni. All’incontro sono stati invitati rappresentanti delle istituzioni e delle organizzazioni sindacali di Piemonte e Liguria, per affrontare la situazione degli stabilimenti di Novi Ligure, Racconigi e Gattinara e individuare possibili soluzioni a tutela dell’occupazione e del futuro industriale dei territori.
La riunione, inizialmente prevista per l’8 ottobre, era stata rinviata su richiesta dei sindacati in considerazione della concomitante convocazione del tavolo nazionale a Roma. Per i lavoratori novesi, intanto, la richiesta resta una sola: ottenere un piano industriale concreto che garantisca un futuro alla fabbrica e alle centinaia di persone che vi lavorano.
