Il dibattito per lo stabilimento ex Ilva di Novi
La recente lettera inviata nei giorni scorsi dalle associazioni di Confindustria di Alessandria e Genova ha suscitato immediate e dure reazioni da parte delle organizzazioni sindacali e del sindaco di Novi Ligure, riaccendendo il confronto sul futuro dell’ex Ilva e, in particolare, sul destino dello stabilimento novese.
Al centro del dibattito resta il gruppo siderurgico ex Ilva, attualmente in fase di cessione a un fondo internazionale, individuato nel gruppo Flacks, con sede a Miami e guidato dall’imprenditore britannico di Manchester. Le articolazioni territoriali di Confindustria di Genova e Alessandria avevano espresso una propria posizione in merito al futuro del gruppo, indicando alcune possibili linee di intervento che riguarderebbero gli impianti di Genova Cornigliano e di Novi Ligure.
La replica di Taranto
La replica di Confindustria Taranto non si è fatta attendere. Il presidente degli industriali tarantini, Salvatore Toma, ha evidenziato come la complessità del dossier ex Ilva possa generare valutazioni differenti, ma ha sottolineato la necessità di evitare iniziative che possano creare confusione nella trattativa in corso. Secondo la posizione espressa da Taranto, l’ex Ilva rappresenta un asset strategico di rilevanza nazionale e come tale dovrebbe essere preservata nella sua unitarietà, scongiurando ipotesi di frammentazione che ne comprometterebbero il potenziale industriale.
In particolare, Confindustria Taranto ha espresso una netta contrarietà rispetto a una delle richieste avanzate dai colleghi liguri e piemontesi al Governo, vale a dire la possibilità che gli stabilimenti di Genova e Novi Ligure possano rendersi autonomi rispetto a Taranto per l’approvvigionamento della materia prima. Tra le proposte avanzate figuravano anche la revisione dell’accordo di programma relativo alle banchine di Cornigliano e una riflessione sull’eventuale installazione di un forno elettrico nel capoluogo ligure.
I sindacati
Le soluzioni prospettate avevano già suscitato la reazione dei sindacati, che avevano espresso preoccupazione per le possibili ricadute occupazionali e industriali. Ora anche la posizione assunta da Taranto contribuisce ad alimentare un confronto che appare tutt’altro che ricomposto. Dalla Puglia è stato ribadito che la questione ex Ilva debba essere affrontata su un piano nazionale, mantenendo il coinvolgimento di tutti i soggetti interessati e richiedendo un forte sostegno da parte del Governo centrale, sia per garantire la continuità produttiva sia per accompagnare il processo di decarbonizzazione degli impianti.
Il contrasto tra le diverse articolazioni territoriali della stessa organizzazione industriale ha dato l’impressione, a osservatori e addetti ai lavori, di un coordinamento non pienamente allineato. In questo contesto, non sono mancate riflessioni sull’opportunità di favorire una cordata italiana per l’acquisizione del gruppo.
Nel frattempo, le organizzazioni sindacali continuano a sollecitare una convocazione a Roma, a Palazzo Chigi, per essere aggiornate sullo stato della trattativa di cessione. Per Novi Ligure, così come per gli altri poli coinvolti, la partita resta aperta e strettamente legata a decisioni che avranno un impatto non solo industriale ma anche sociale ed economico sull’intero territorio.