Liceo Amaldi e “Sudario di Gaza”, Manuela Repetti: «Preoccupata per la disinformazione e l’odio verso gli ebrei»
La vicenda del Liceo “Edoardo Amaldi” di Novi Ligure, finito al centro dell’attenzione nazionale dopo la pubblicazione sulla bacheca del registro elettronico di un invito a partecipare al corteo “Sudario di Gaza”, continua a suscitare reazioni. Tra queste anche quella di Manuela Repetti, ex senatrice novese ora esponente di Fratelli d’Italia, che ha scelto di intervenire sul tema non soltanto in relazione alla questione scolastica, ma più in generale sul conflitto israelo-palestinese e sulle conseguenze che, secondo lei, sta producendo anche nel dibattito pubblico locale.
La vicenda
La manifestazione “Sudario di Gaza” è prevista per sabato 10 ottobre ad Alessandria. L’iniziativa prevede il trasporto di un grande telo sul quale sono riportati i nomi di 18.457 minori palestinesi indicati dagli organizzatori come vittime del conflitto. La comunicazione comparsa sul registro elettronico dell’Amaldi invitava gli studenti a partecipare e faceva riferimento anche alla possibilità di organizzare il viaggio da Novi Ligure ad Alessandria sulla base delle adesioni.
La pubblicazione ha portato l’Ufficio scolastico regionale del Piemonte a disporre un’ispezione, con l’obiettivo di ricostruire quanto accaduto e verificare l’eventuale utilizzo improprio di uno strumento istituzionale della scuola. Il ministro dell’Istruzione e del Merito Giuseppe Valditara ha spiegato che, qualora i fatti fossero confermati, potrebbero emergere responsabilità sotto il profilo deontologico.
Il dirigente scolastico Michele Maranzana ha però precisato che l’Amaldi «non ha organizzato, patrocinato né finanziato alcuna manifestazione pubblica». Secondo la dirigenza, il riferimento al viaggio in treno organizzato dall’istituto sarebbe stato frutto di un’imprecisione redazionale: alcuni docenti avrebbero fornito esclusivamente un servizio informale di coordinamento e accompagnamento logistico, rivolto a chi avesse scelto volontariamente di partecipare all’iniziativa al di fuori dell’attività scolastica. Il liceo ha inoltre ribadito che la segnalazione di appuntamenti promossi dalla società civile rientra nella propria prassi di promozione della cittadinanza attiva e che la partecipazione sarebbe stata individuale e volontaria.
L’intervento di Manuela Repetti
È proprio da questa vicenda che prende le mosse l’intervento di Repetti, che precisa di voler parlare «da semplice cittadina» di una questione che, a suo giudizio, non può più essere considerata esclusivamente internazionale.
Secondo l’ex senatrice, infatti, il conflitto israelo-palestinese sarebbe entrato nella quotidianità e avrebbe iniziato a incidere anche sui rapporti tra cittadini. Repetti sostiene di essere particolarmente preoccupata per quella che definisce una «dilagante disinformazione» e per il modo in cui le manifestazioni a sostegno della popolazione palestinese vengono talvolta trasformate, a suo avviso, in iniziative caratterizzate soprattutto dall’opposizione a Israele.
Nel suo intervento richiama quindi le manifestazioni nelle quali, secondo quanto afferma, sarebbero state bruciate bandiere israeliane, insultate persone che esponevano simboli israeliani e palestinesi insieme e, in alcuni casi, pronunciate espressioni di sostegno ad Hamas.
Repetti ritiene necessario, in questo contesto, non dimenticare il 7 ottobre 2023 e l’attacco compiuto da Hamas contro Israele. «Un massacro di civili inermi da parte dei terroristi di Hamas di una barbarie indicibile. Non si può dimenticare», afferma, sottolineando allo stesso tempo che le conseguenze della guerra sulla popolazione palestinese non possono essere ignorate.
L’ex senatrice riconosce infatti la gravità della situazione nella Striscia di Gaza e precisa che le responsabilità attribuite ad Hamas, a suo giudizio, non possono essere utilizzate per giustificare i bombardamenti e la devastazione delle infrastrutture. Allo stesso tempo, contesta quelle manifestazioni nelle quali, secondo la sua lettura, non emergerebbe una condanna altrettanto netta dell’organizzazione palestinese.
Un altro passaggio riguarda l’utilizzo del termine «genocidio» per descrivere la situazione nella Striscia. Repetti si dice contraria a questa definizione e sostiene che il termine dovrebbe essere riferito alla cancellazione sistematica e pianificata di un intero popolo. A sostegno della propria posizione richiama anche una dichiarazione dell’ex premier spagnolo José María Aznar sull’antisemitismo inconsapevole.

Il punto centrale del suo intervento diventa quindi il timore per una crescita dell’antisemitismo. «So solo che è cresciuto l’odio nei confronti di un popolo, quello ebraico», afferma Repetti, sostenendo che la contrapposizione tra la critica alle scelte di un governo e l’ostilità nei confronti di un intero popolo debba rimanere nettamente distinta.
«Posso capire il contrastare una politica di governo di uno Stato. Ma non posso capire, e mai lo farò, il contrastare un popolo», afferma.
La dimensione locale
Nel suo ragionamento Repetti richiama anche la dimensione locale della questione, sostenendo che il clima generato dal conflitto internazionale avrebbe conseguenze anche nella vita quotidiana. «Oggi un israeliano, se indossa la kippah, non può più camminare sereno fra la gente, nemmeno nella nostra Novi», sostiene, esprimendo preoccupazione per il rischio che le tensioni legate al conflitto si traducano in forme di ostilità verso le persone di origine o cultura ebraica.
L’intervento si conclude con un richiamo ai diritti di entrambe le popolazioni. Repetti sostiene che Israele debba poter difendere la propria esistenza e che gli israeliani abbiano il diritto di vivere senza minacce e senza essere oggetto di insulti, così come i palestinesi, a suo giudizio, debbano poter vivere in pace e ricostruire le proprie vite in condizioni dignitose.
Per l’ex senatrice, la strada verso una possibile soluzione passa quindi anche dalla capacità di distinguere tra i popoli, i governi e le organizzazioni coinvolte nel conflitto. «I nemici da combattere, sia per i palestinesi che per gli israeliani, hanno un nome preciso: a Gaza si chiama Hamas, e l’altro nemico più subdolo e altrettanto pericoloso che circola fra tutti noi, a cui non dobbiamo lasciare spazio, è l’ignoranza», conclude Repetti.
