Sempre più a rischio lo stabilimento ex Ilva di Novi
Lo stabilimento di Novi Ligure dell’ex Ilva si avvia verso una fermata temporanea entro la metà di novembre, con pesanti conseguenze per i lavoratori e per l’intera filiera siderurgica. L’annuncio è arrivato da Acciaierie d’Italia, società in amministrazione straordinaria, attraverso una comunicazione inviata alle istituzioni del territorio prima ancora dell’incontro tra governo e sindacati convocato a Palazzo Chigi. Una decisione che ha suscitato forti proteste e riacceso le preoccupazioni sul futuro del sito novese.
La prospettiva di chiusura riguarda anche gli stabilimenti di Genova Cornigliano e Racconigi, mentre la crisi ha origine a Taranto, dove la Corte d’Appello di Milano ha confermato il provvedimento che impone lo stop dell’area a caldo. I giudici hanno respinto per la seconda volta la richiesta di sospensione presentata dall’azienda, ribadendo la prevalenza della tutela della salute. La decisione della Corte di Cassazione, chiamata a esaminare il ricorso, è attesa per il 20 ottobre.
Per Novi Ligure la posta in gioco è particolarmente alta. Nello stabilimento di strada Bosco Marengo lavorano circa 550 persone, di cui 150 già interessate dalla cassa integrazione. Una realtà che per decenni ha rappresentato uno dei principali poli occupazionali della città: nei periodi di maggiore attività arrivava a impiegare quasi 2.000 addetti. La fermata annunciata rischia quindi di avere ricadute non soltanto sui dipendenti, ma anche sulle loro famiglie e sull’economia locale.
Il sindaco Rocchino Muliere ha preso posizione insieme alla prima cittadina di Genova, Silvia Salis, definendo inaccettabile che le conseguenze dei ritardi nel percorso di vendita e rilancio dell’azienda ricadano ancora una volta sui lavoratori e sui territori. I due amministratori hanno chiesto risposte concrete per garantire la continuità produttiva dei rispettivi stabilimenti e la salvaguardia dell’intera filiera dell’acciaio.
A suscitare ulteriori polemiche è stato anche il modo in cui la notizia è stata comunicata. La lettera firmata dal direttore dello stabilimento novese, Massimiliano Pagliaro, è arrivata alle autorità locali nella mattinata, anticipando di diverse ore le informazioni fornite dal governo alle organizzazioni sindacali durante il confronto a Roma. I rappresentanti dei lavoratori hanno contestato la mancata comunicazione preventiva, giudicandola una grave mancanza di rispetto nei confronti di chi rappresenta le maestranze.
Preoccupazione generale
Le sigle sindacali chiedono garanzie occupazionali e un intervento capace di scongiurare la chiusura. La prospettiva di ricorrere nuovamente agli ammortizzatori sociali non viene considerata una soluzione sufficiente: l’obiettivo dichiarato è preservare i posti di lavoro e assicurare un futuro industriale allo stabilimento. Anche a livello nazionale, il confronto con il governo si è concentrato sulle misure di sostegno ai dipendenti, mentre l’azienda ha prospettato il ricorso alla cassa integrazione.
Al termine dell’incontro a Palazzo Chigi, l’esecutivo ha annunciato la preparazione di un decreto con misure di tutela sociale per i lavoratori. Tra le ipotesi riferite da fonti sindacali figura il ricorso alla cassa integrazione per migliaia di dipendenti del gruppo fino a febbraio 2027. Un intervento che, tuttavia, non risolve il nodo principale: la mancanza di prospettive produttive certe.

La preoccupazione è condivisa dai presidenti di Piemonte e Liguria, Alberto Cirio e Marco Bucci, che hanno definito molto grave l’annuncio e indicato la salvaguardia dell’occupazione e della filiera siderurgica come priorità. Anche a Novi sono arrivate prese di posizione dal mondo politico locale, con richieste di unità e di un impegno concreto per difendere lo stabilimento.
Il futuro dell’ex Ilva
Resta inoltre aperta la questione del modello industriale per il futuro dell’ex Ilva. Tra le prospettive indicate dal governo figura una riconversione verso una produzione di acciaio a minore impatto ambientale, attraverso impianti per la produzione di ferro preridotto e forni elettrici. Un percorso che richiederebbe però un piano industriale credibile e investimenti adeguati, elementi indispensabili per tradurre gli annunci in una prospettiva concreta.
Per Novi Ligure, dunque, le prossime settimane saranno decisive. Il pronunciamento della Cassazione sullo stabilimento di Taranto rappresenta un passaggio importante, ma la tutela dei posti di lavoro richiederà anche risposte sul futuro dei siti del Nord, che temono di essere travolti da una crisi nata altrove e che rischia di compromettere un pezzo importante della storia industriale del territorio.
