L’impresa di Pasquale Coluccio

Pasquale Coluccio è ora tornato alla vita di tutti i giorni con la soddisfazione di avere ancora una volta rispettato l’obbiettivo che si era prefissato e con un’emozione nel cuore: «Credo che ognuno di noi nella vita abbia il suo personale ‘Tor des Geants’ da affrontare, non necessariamente un ultra trail. Ho sempre creduto che si debba vivere in completa autonomia e senza attendere l’aiuto e il sostegno degli altri ma in quest’occasione non credo sarei riuscito a concludere la corsa senza il sostegno della gente. Sul Malatrà, ho sentito un boato, un’iniezione incredibile di energia che mi ha dato la forza di vincere ogni difficoltà. È grazie a loro se sono arrivato al traguardo. Sì, è vero, molte sfide vanno affrontate da soli. Eppure certe volte non puoi farcela, se non hai al tuo fianco qualcuno pronto a credere in te».

 

 

I più entusiasti della sua impresa, in Italia quasi ignorata, sono stati i mass media francesi che lo hanno cercato e intervistato portandolo ad esempio di ostinazione e caparbietà. Lui, Pasquale Coluccio, oggi consigliere regionale del Movimento 5 Stelle e fino a due anni addietro dipendente del comune di Novi, non si è scomposto più di tanto ma in cuor suo ha provato sensazioni che non aveva mai sentito come fatica, dolore fisico e mentale ma anche solidarietà e incitamento, la voglia di non mollare e di arrivare fino in fondo. Senza scomodare il Vangelo, anche arrivare ultimi a una competizione come il «Tor des Geants» ha un suo fascino, soprattutto per chi come Pasquale Coluccio si sente (parole sue) «Ostinato nel Dna».

 

Una sfida personale

Lui non è certo un parvenu dell’ultra trail però perché Coluccio quella competizione che è famosa in tutto il mondo sia per la lunghezza (si percorre la corona orografica della Val d’Aosta per giorni interi) l’ha affrontata 6 volte concludendola in 3 occasioni. Non male per chi ha iniziato a correre da meno di 20 anni spinto dalla passione di alcuni suoi amici che con lui quella competizione l’hanno affrontata più volte. L’ultimo Tor, pochi giorni fa, una personale Anabasi come spiega il diretto interessato: «A 100 chilometri dall’arrivo sono caduto malamente e da quel momento il collo non ne ha voluto sapere di raddrizzarsi, devo avere subito un forte contraccolpo paragonabile al colpo della Strega. In quel momento mi sono imposto di finire la competizione e ho giurato a me stesso che sarebbe stata l’ultima volta che partecipavo al Tor».

 

 

La gara di Coluccio

Una sfida con sé stesso che Coluccio, pozzolese di 62 anni, invalido per avere perso in gioventù entrambe le mani in un infortunio sul lavoro, ha vinto a pieni voti. A volte poi, la realtà di avvicina alla favole perché sull’ultima salita, il col de Malatrà, Coluccio ha trovato ad attenderlo una marea di spettatori che lo hanno incitato dal primo all’ultimo metro. Anche nel finale la forza di concludere in 151 ore, 21 minuti e 2 secondi la competizione gliel’ha data il pubblico che si è appassionato alla sfida personale di quell’uomo dal collo piegato che faticava a vedere la strada (e chi corre sa quanto sia fondamentale avere lo sguardo oltre i propri piedi) ma non mollava.

 

Poi, la passerella finale con ad attenderlo la nipotina Diana con cui ha scelto di tagliare il traguardo per la gioia di tutti e per l’orgoglio della nipote. Al termine dell’esperienza, Pasquale Coluccio può essere soddisfatto: «Ho concluso e sono felice. I sacrifici per preparare quella corsa sono stati enormi. Mi alzavo alle 4 del mattino per evitare il caldo e per rispettare l’impegno dato agli elettori e non mancare alle sedute del consiglio regionale del Piemonte. I colleghi nel mio gruppo sapevano della mia sfida, gli altri mi hanno dato del matto ma li capisco, chi non corre non capisce cosa si prova a sfidare sé stessi».

(m.i.)