Polemica per le gravi parole dal Console russo Kirill Ignatov che però sono state pubblicate sui social del Consolato Generale della Russia a Genova e non pronunciate a Novi
L’inaugurazione della mostra sulla Battaglia di Novi del 15 agosto 1799 ha generato polemiche per le, presunte, parole pronunciate dal Console russo Kirill Ignatov. Frasi, che poi si è chiarito mai dette in loco, da cui il sindaco Rocchino Muliere e l’assessore alla Cultura Stefano Moro, entrambi assenti all’inaugurazione, hanno preso le distanze con una pec rivolta al presidente e ai membri del consiglio direttivo della Società Storica del Novese.
Tutto era cominciato con un articolo pubblicato il 16 agosto, tre giorni dopo l’inaugurazione, da Il Moscone. “La battaglia di Novi del 15 agosto 1799 è diventata una occasione per parlare della Russia di oggi e del suo rapporto con l’Occidente. È accaduto durante l’inaugurazione della mostra dedicata alla campagna italiana del generale russo Aleksandr Suvorov, organizzata dalla Comunità Storica di Novi Ligure.” Così comunicava l’articolo.
Il giorno successivo, sulla stessa testata, ha cavalcato l’onda, Daniele Mascia, Consigliere comunale, ai vertici locali del Pd novese e che di lavoro dovrebbe occuparsi di comunicazione. Sindaco e Assessore, in buona fede, a loro volta si sono accodati. “Pur riconoscendo l’alto valore culturale delle attività promosse dalla Società Storica e il principio della libera divulgazione culturale, riteniamo inaccettabile – hanno scritto i due – che una sede culturale del nostro territorio sia stata utilizzata come cassa di risonanza per esternazioni di natura politica e propagandistica. L’allusione alle dinamiche geopolitiche contemporanee e le critiche rivolte al cosiddetto “Occidente collettivo” strumentalizzano un fatto d’armi del 1799 per giustificare o avvalorare narrazioni di stretta attualità legate a contesti di conflitto che la nostra comunità non può in alcun modo avallare. L’Amministrazione Comunale, nel manifestare disappunto per la strumentalizzazione dell’evento, ribadisce la propria posizione, che è la posizione dell’Italia, nei confronti dell’aggressione russa all’Ucraina”.
La missiva prosegue sostenendo che “la storia deve rimanere uno strumento di analisi obiettiva e di promozione della pace, non un pretesto per la propaganda diplomatica. Il patrocinio e la presenza delle istituzioni locali a iniziative culturali sono volti esclusivamente alla valorizzazione del patrimonio storico della città di Novi Ligure e non comportano in alcun modo l’adesione a giudizi politici di parte espressi da rappresentanti esteri. Confidando nella consueta sensibilità e nello spirito di collaborazione della Società Storica del Novese, auspichiamo che nelle future iniziative sia garantita una rigorosa separazione tra la rievocazione storica e la propaganda politica”.
Il punto, però, è un altro. Kirill Ignatov non ho detto quelle, gravi, frasi a Novi, ma le ha pubblicate il 14 agosto sulla pagina Facebook del Consolato Generale della Russia a Genova. Il presidente della Società Storica del Novese, Enzo De Cicco, ha, quindi, replicato a sindaco e assessore precisando e ribadendo che l’associazione non ha connotazioni politiche né partitiche di riferimento e che l’unico obiettivo che si propone è divulgare la storia della città. “Il nostro museo è aperto a tutti e tutti possono visitarlo indipendentemente dall’etnia, nazionalità e cultura; noi siamo ben felici che il nostro impegno volontario sia così apprezzato. La presenza del console russo è il naturale epilogo delle numerose visite durante l’anno nel nostro museo da parte di cittadini russi che frequentano l’outlet e il territorio, usufruendo così dei nostri alberghi e ristoranti, senza mancare di effettuare anche visite alle istituzioni culturali, tra cui il nostro museo, realtà che viene apprezzata moltissimo anche grazie all’installazione permanente che ricorda la battaglia di Novi. Si ribadisce pertanto che nulla è a noi ascrivibile di quanto chiunque visiti il nostro museo esterni, ma siamo a rassicurare che l’Autorità straniera intervenuta nei suoi saluti non ha affatto utilizzato i termini da Voi menzionati, in particolare non ci sono state “critiche rivolte al cosiddetto Occidente collettivo” né particolari allusioni unilaterali alla situazione geopolitica attuale: queste locuzioni non sono state usate. Siamo pertanto a rassicurare che la nostra sede non è stata affatto utilizzata come cassa di risonanza per “esternazioni di natura politica e propagandistica” che nulla avrebbero a che vedere con la realtà della Società Storica del Novese, la quale non può e non deve essere tacciata di propaganda politica. Non sappiamo da dove provengano le sopra menzionate frasi incriminate, ma sicuramente le fonti da cui avete appreso che quelle parole siano state pronunciate nella nostra sede non sono corrette, con il risultato di un chiasso mediatico che non giova a nessuno. Così come siamo inoltre convinti che queste rimostranze, andrebbero comunque risolte direttamente tra le istituzioni politiche coinvolte che, troppo spesso, prese dal fervore, non distinguono una rievocazione storica dalla celebrazione di un personaggio di rilievo. Siamo molto dispiaciuti per l’accaduto e per il futuro, per quanto nelle nostre possibilità, useremo sempre l’attenzione che da sempre ci caratterizza, ma ci rendiamo conto che non si potrà comunque porre freno all’improvvisazione di terzi”.
De Cicco ricorda che grazie ai volontari e con contributi privati, la mostra è stata visitata da circa 300 persone, molte delle quali venute appositamente da altre regioni che, oltre alla mostra stessa, hanno potuto conoscere anche la città. “Questa è la cosa più importante per la nostra Novi e per chi la vuole vedere più bella e apprezzata. Nella convinzione che si sia trattato di un malinteso, saremo come sempre onorati di avervi nostri ospiti per i prossimi eventi”.