È ancora tutto fermo per la bonifica dell’ex Ecolibarna
L’iter per la bonifica dell’ex Ecolibarna di Serravalle Scrivia resta fermo, tra carenza di risorse economiche, ritardi amministrativi e difficoltà nel definire le priorità di intervento. L’area di circa 70 ettari compresa tra la ferrovia e il torrente Scrivia, classificata come sito di interesse nazionale (Sin), continua infatti a rappresentare una criticità ambientale irrisolta a oltre quarant’anni dalla cessazione delle attività dell’azienda, che fino agli anni Ottanta si occupava di raccolta e smaltimento di rifiuti speciali e tossico-nocivi.
Lavori bloccati
I lavori risultano bloccati dal 2022, anno in cui è scaduto l’accordo di programma sottoscritto nel 2015 tra Ministero dell’Ambiente, Regione Piemonte, Provincia e Comune, senza che fosse rinnovato. Nel frattempo nell’area sono stati effettuati interventi di messa in sicurezza, soprattutto nella zona dove sorgono ancora gli impianti della ex Ecolibarna, ma gli ultimi campionamenti diffusi da Arpa hanno evidenziato la presenza di sostanze cancerogene oltre le soglie di contaminazione.
La posizione del Ministero
Dal Ministero spiegano che l’accordo del 2015 prevedeva interventi per un valore complessivo di 19 milioni di euro, ma solo una parte delle opere disponeva di copertura finanziaria completa. Secondo quanto riferito da Roma, la mancanza di risorse non ha consentito di completare il programma di bonifica e messa in sicurezza e, allo stato attuale, non sarebbe possibile stipulare un nuovo accordo senza individuare preventivamente le somme necessarie.
A complicare ulteriormente la situazione sono intervenuti eventi alluvionali e fenomeni di dissesto idrogeologico che hanno imposto la revisione di alcuni progetti, in particolare quello relativo al rio Negraro, corso d’acqua che attraversa il sito e che potrebbe trasportare contaminanti nello Scrivia. L’intervento inizialmente previsto di impermeabilizzazione e regimazione si sarebbe trasformato in un più ampio progetto di sistemazione idraulica e bonifica, con conseguente aumento dei costi anche a causa del rincaro dei materiali.
Il Ministero rileva inoltre che non sarebbero ancora state individuate in modo definitivo le priorità operative né quantificate con precisione le eventuali risorse residue disponibili. La Regione Piemonte, a fine marzo, ha trasmesso a Roma una bozza degli interventi da realizzare con il relativo cronoprogramma, indicando nella Provincia il soggetto attuatore. Dal Ministero fanno sapere che, una volta completate le schede tecniche, si procederà alla definizione e alla sottoscrizione del nuovo accordo.
Al 31 dicembre scorso risultavano stanziati circa 14,5 milioni di euro, mentre la Regione dovrebbe ancora impegnare ulteriori risorse per circa 3 milioni, cifra tuttora in fase di verifica. Secondo il Ministero, al momento non sarebbero previste nuove fonti di finanziamento e le risorse residue verranno concentrate sugli interventi ritenuti prioritari e concretamente completabili.
Il comunicato di Sinistra Italiana Alessandria
Sulla vicenda è intervenuta anche Sinistra Italiana Alessandria, che in una nota definisce la situazione «una vergogna che si trascina dagli anni ’80» e denuncia «accordi scaduti, promesse mancate e rimpalli di responsabilità tra Ministero, Regione e Provincia». Il partito sottolinea come il protrarsi dei ritardi rischi di aggravare sia i costi sia i potenziali effetti sull’ambiente e sulla salute pubblica, richiamando anche il tema dell’inquinamento da PFAS a Spinetta Marengo come esempio delle conseguenze di interventi tardivi.
Nel comunicato viene chiesto l’avvio rapido della bonifica, insieme a un cronoprogramma pubblico degli interventi, a risorse certe e a una definizione chiara delle responsabilità istituzionali.

