Un nuovo tavolo di crisi per l’ex Ilva

La situazione dello stabilimento ex Ilva di Novi Ligure approda al confronto istituzionale. Per martedì 16 giugno la Regione Piemonte ha convocato un tavolo straordinario dedicato alla crisi del sito produttivo, con la partecipazione di organizzazioni sindacali ed enti locali. L’incontro si svolgerà al Museo dei Campionissimi e rappresenta un momento di verifica atteso da settimane da lavoratori e amministratori del territorio.

Alla base della convocazione vi è il protrarsi dell’incertezza legata al futuro industriale del gruppo e all’assenza di aggiornamenti concreti sul percorso di cessione degli impianti. Un contesto che, secondo il Comune di Novi Ligure, rischia di produrre conseguenze rilevanti sia sul piano occupazionale sia sull’equilibrio economico del territorio.

 

Le richieste di Rocchino Muliere e dei sindacati

Il sindaco Rocchino Muliere ha più volte richiamato l’attenzione delle istituzioni regionali sulla necessità di accelerare il confronto. L’amministrazione comunale evidenzia come il sito novese continui a rappresentare uno dei principali poli produttivi dell’area, con circa 550 lavoratori diretti e una rete estesa di attività collegate all’indotto. In questo quadro, una prolungata fase di stallo viene considerata difficilmente sostenibile per il tessuto economico locale.

 

Dal fronte sindacale emergono segnali di forte preoccupazione sull’andamento dello stabilimento. La Fiom Cgil provinciale segnala che da mesi il ricorso agli ammortizzatori sociali interessa quotidianamente una parte significativa del personale e che, allo stato attuale, non si registrano indicazioni di una ripresa dei volumi produttivi.

Secondo le organizzazioni dei lavoratori, negli ultimi anni il sito avrebbe progressivamente ridotto la propria capacità operativa e il numero degli addetti, passando da circa 700 dipendenti agli attuali 550. Un ridimensionamento che viene collegato sia alla contrazione delle attività produttive sia alla difficoltà di garantire continuità nell’approvvigionamento delle materie prime.

 

Le criticità

Tra gli elementi indicati come maggiormente critici figura infatti la disponibilità delle bramme provenienti dallo stabilimento di Taranto, ritenuta essenziale per mantenere i livelli produttivi di Novi. Una condizione che, secondo le valutazioni espresse dal territorio, rende oggi difficilmente raggiungibili gli obiettivi di crescita indicati nei mesi scorsi a livello nazionale.

 

Il futuro incerto

Resta inoltre aperto il tema della cessione degli asset industriali. Sul tavolo ministeriale risultano ancora presenti le manifestazioni di interesse avanzate dal fondo statunitense Flacks e dal gruppo indiano Jindal. Sul punto, il ministro delle Imprese e del Made in Italy Adolfo Urso ha ribadito che il percorso rientra nella competenza dei commissari incaricati della gestione.

Sia il Comune sia le rappresentanze sindacali continuano tuttavia a chiedere maggiori garanzie sul piano industriale e sulle prospettive occupazionali. Tra le criticità segnalate compare anche il progressivo allontanamento di personale specializzato, che starebbe scegliendo opportunità lavorative in altre aziende del territorio in assenza di certezze sul futuro dello stabilimento. Un fenomeno che, secondo i rappresentanti dei lavoratori, rischia di indebolire ulteriormente competenze e capacità operative del sito novese.