Non si vede la fine della crisi per l’ex Ilva

La crisi dell’ex Ilva entra in una nuova fase e le prospettive per lo stabilimento di Novi Ligure si fanno ancora più incerte. L’incontro convocato a Palazzo Chigi tra Governo, commissari straordinari e organizzazioni sindacali, atteso come un possibile momento di svolta, si è concluso infatti senza decisioni concrete sul futuro del gruppo. Al contrario, il confronto ha evidenziato un quadro ancora più complesso, aggravato dalla recente sentenza della Corte d’Appello di Milano che ha imposto la chiusura dell’area a caldo di Taranto qualora, entro 90 giorni, non vengano realizzati gli interventi prescritti sugli impianti.

 

Gli effetti della sentenza

La decisione della magistratura modifica radicalmente gli scenari industriali. L’area a caldo pugliese rappresenta infatti il cuore della produzione siderurgica da cui dipendono anche gli stabilimenti del Nord, compreso quello di Novi Ligure. Le prescrizioni imposte dai giudici vengono considerate di difficile attuazione nei tempi previsti e, secondo quanto emerso dal confronto con il Governo, si va verso una revisione dell’intera procedura di cessione del gruppo.

 

La nuova gara

L’ipotesi illustrata dal sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Alfredo Mantovano è quella di “riperimetrare” la gara, limitandola alla sola area a freddo e valutando il coinvolgimento di nuovi investitori, anche italiani. Nessuna decisione sarebbe già stata assunta, ma tutte le opzioni restano sul tavolo. Tra i nomi che tornano a circolare figura quello del gruppo Arvedi, che in passato aveva presentato un piano basato proprio sul mantenimento degli impianti di laminazione e degli stabilimenti del Nord, alimentati da bramme acquistate sul mercato, con la prospettiva di realizzare in futuro un forno elettrico per la produzione dell’acciaio.

 

L’eventuale nuova gara potrebbe risultare più appetibile rispetto alla precedente, ma restano numerose criticità. Tra queste figurano la necessità di garantire l’approvvigionamento delle bramme, individuare nuove fonti energetiche per alimentare gli impianti dopo la fermata dell’area a caldo e affrontare la complessa bonifica del sito di Taranto. A pesare è soprattutto l’incognita occupazionale: secondo le stime, con il nuovo assetto gli addetti necessari sarebbero sensibilmente inferiori rispetto agli attuali livelli occupazionali.

 

 

Nel corso dell’incontro, il Governo ha inoltre annunciato che verrà concesso un ulteriore finanziamento, destinato a coprire i prossimi mesi di stipendi, chiarendo però che non sono previsti nuovi interventi economici successivi. Una prospettiva che alimenta le preoccupazioni dei sindacati, i quali chiedono di garantire la continuità salariale attraverso nuovi ammortizzatori sociali.

 

I sindacati

Tra i rappresentanti dei lavoratori presenti a Roma c’era anche Maurizio Cantello della Fiom Cgil di Novi Ligure, che ha definito la situazione estremamente grave, sottolineando come sia in discussione il futuro dell’intera siderurgia italiana. Il sindacato ha ribadito la necessità di mettere in sicurezza occupazione e retribuzioni e ha chiesto ai commissari straordinari di attivarsi immediatamente per individuare nuovi strumenti di sostegno al reddito. Le organizzazioni sindacali parteciperanno al tavolo tecnico convocato per i prossimi giorni al Ministero delle Imprese e del Made in Italy, dal quale si attendono indicazioni più precise sui possibili sviluppi della vertenza.

 

Novi sempre più a rischio

Nel frattempo, nello stabilimento di Novi Ligure prevale un clima di forte incertezza. Da tempo la produzione procede a rilento e diversi reparti risultano fermi, mentre il protrarsi della crisi sta spingendo alcuni lavoratori a cercare nuove opportunità professionali per ottenere maggiori garanzie occupazionali. Anche gli impianti del Novese, inoltre, avrebbero bisogno di importanti interventi di manutenzione e ammodernamento, investimenti che il futuro acquirente sarà chiamato a sostenere.

Le organizzazioni sindacali hanno già annunciato la proclamazione di otto ore di sciopero, le cui modalità saranno definite dopo le assemblee con i lavoratori. Intanto l’attenzione resta concentrata sul tavolo tecnico convocato dal Governo, chiamato a delineare un percorso che possa salvaguardare il futuro industriale dell’ex Ilva e degli stabilimenti collegati, tra cui quello di Novi Ligure.