La perizia per la morte di Salvatore Cucé nel cantiere del Terzo Valico
Emergono nuovi dettagli dall’inchiesta sull’incidente avvenuto il 6 febbraio 2023 nel cantiere Val Lemme del Terzo Valico, a Voltaggio, dove perse la vita l’operaio Salvatore Cucé e rimase ferito un collega. Le conclusioni dei consulenti tecnici incaricati dalla Procura di Alessandria evidenzierebbero una serie di criticità nelle misure di sicurezza adottate nell’area interessata dall’esplosione.
Secondo quanto riportato nella consulenza, i due lavoratori stavano operando all’interno di una nicchia della galleria nella quale sarebbero mancati alcuni sistemi previsti per la gestione del rischio legato alla presenza di gas. In particolare, gli esperti avrebbero rilevato l’assenza del telo in pvc destinato all’impermeabilizzazione dell’area e la mancanza del sistema di ventilazione necessario a garantire un adeguato ricambio d’aria.
La ricostruzione tecnica ipotizza che l’esplosione sia stata provocata dall’accumulo di gas metano e dall’innesco di una scintilla generata durante le lavorazioni. Gli accertamenti avrebbero inoltre evidenziato l’impiego di utensili in ferro, ritenuti non idonei per attività svolte in ambienti caratterizzati dalla possibile presenza di gas infiammabili.
L’incidente e la consulenza tecnica
Nell’incidente Salvatore Cucé, operaio trentatreenne originario della Calabria, riportò gravissime ustioni su gran parte del corpo e al volto. Il lavoratore morì durante il trasporto in ospedale. Ferito anche il collega Mario Baratta, sopravvissuto all’esplosione.
La consulenza tecnica si concentra anche sulle condizioni operative presenti nel punto della galleria in cui si verificò l’incidente. L’area era destinata alla realizzazione del futuro by-pass pedonale tra la galleria di linea e quella di sfollamento e, secondo i periti, rappresentava una zona particolarmente esposta all’accumulo di gas. Gli esperti avrebbero inoltre rilevato che lo spazio disponibile risultava inferiore rispetto a quanto previsto dal progetto.
Il sistema di monitoraggio del metano
Ulteriori osservazioni riguardano il sistema di monitoraggio del metano. Al momento delle lavorazioni, infatti, l’addetto incaricato dei controlli non sarebbe stato presente nella nicchia durante una fase ritenuta particolarmente delicata. Nella relazione viene inoltre sottolineato come il numero di operatori destinati alle misurazioni del gas fosse insufficiente rispetto alla complessità del cantiere e alla contemporanea esecuzione di attività che richiedevano un monitoraggio costante.
Sul piano giudiziario, il pubblico ministero ha chiesto il rinvio a giudizio di cinque persone con l’accusa di omicidio colposo. Tra queste figurano diverse figure coinvolte nella gestione e nel controllo delle attività di cantiere, dal direttore tecnico fino agli addetti al monitoraggio del gas. I familiari della vittima hanno tuttavia presentato opposizione, chiedendo ulteriori approfondimenti nell’ambito del procedimento.
