Sono sei gli indagati nel Novese per la droga nascosta al tribunale di Alessandria
Massimo riserbo circonda l’identità delle persone coinvolte nell’indagine condotta dalla Procura di Alessandria su un presunto traffico di sostanze stupefacenti che avrebbe interessato anche il Palazzo di Giustizia del capoluogo. Secondo quanto emerso, gli indagati sarebbero sei, tutti residenti nel Novese. L’inchiesta — ora formalmente conclusa — avrebbe preso avvio dall’intercettazione di una conversazione nella quale veniva concordato il luogo in cui nascondere la droga affinché potesse essere recuperata dal destinatario. Il punto stabilito sarebbe stato il bagno al piano terra del tribunale di Alessandria, nelle vicinanze delle aule penali.
Il piano per occultare la droga
Gli investigatori ritengono che lo stupefacente — hashish e cocaina — fosse stato occultato all’interno di un contenitore inserito in un portarotolo di carta igienica. Le persone coinvolte non sarebbero state consapevoli che la conversazione fosse monitorata. Il piano sarebbe stato scoperto quando un soggetto, dopo aver recuperato la sostanza, era uscito dai servizi igienici ed era stato fermato dai carabinieri, che avevano proceduto al sequestro della droga.
Secondo le ricostruzioni, l’operazione avrebbe avuto come destinatario un detenuto ristretto nel carcere di Alessandria, presente in tribunale per un’udienza. L’accordo prevedeva che l’uomo chiedesse di recarsi in bagno durante la permanenza nel palazzo di giustizia per recuperare lo stupefacente. Gli accertamenti avrebbero inoltre portato al sequestro di ulteriori quantitativi — tra cui hashish, cocaina e pastiglie di metadone — nonché di due telefoni cellulari nascosti nello stesso locale.
Estorsione e aggressione
Oltre all’ipotesi di cessione di droga, l’attività investigativa avrebbe fatto emergere anche possibili episodi legati a usura ed estorsione, sempre nell’area del Novese. In particolare, due persone sarebbero sospettate di aver concesso prestiti a condizioni particolarmente onerose, accompagnati da minacce per ottenere la restituzione del denaro. Tra gli episodi citati figurerebbe anche un’aggressione avvenuta nell’estate del 2024 ai danni di un uomo accusato di non aver rimborsato un debito. Su questo punto, tuttavia, le versioni raccolte risulterebbero contrastanti.
Non tutte le posizioni degli indagati sarebbero identiche e alcune circostanze resterebbero ancora da chiarire. Con la notifica della conclusione delle indagini preliminari, gli interessati hanno ora la possibilità di prendere visione degli atti e presentare eventuali memorie difensive prima delle decisioni della Procura.
