Un’organizzazione criminale dedita al contrabbando con epicentro a Bosco Marengo

Un’operazione interforze denominata ‘Borotalco’ ha consentito di smantellare una vasta organizzazione criminale dedita al traffico internazionale di sigarette di contrabbando, con ramificazioni anche in provincia di Alessandria. In particolare, una parte della filiera logistica sarebbe transitata da Bosco Marengo, individuato dagli investigatori come uno dei nodi operativi sul territorio piemontese.

 

L’indagine, coordinata dalla Procura europea (Eppo) di Torino, ha portato a una serie di arresti, perquisizioni e sequestri eseguiti in diversi Paesi — Italia, Regno Unito, Polonia, Francia e Svizzera — grazie all’azione congiunta della Direzione investigativa antimafia, della Guardia di finanza e dell’Agenzia delle dogane e dei monopoli, con il supporto delle autorità straniere. Secondo quanto emerso, al centro dell’inchiesta vi sarebbe un’organizzazione criminale transnazionale riconducibile alla mafia curda, operante lungo rotte commerciali che collegano Europa, Asia e Africa.

 

Le indagini partite da Genova

Le indagini avrebbero preso avvio dal porto di Genova, attraverso l’analisi dei flussi di container e l’individuazione di anomalie nei documenti di trasporto. Gli investigatori avrebbero così ricostruito un sistema articolato basato su documentazione falsa, destinatari inesistenti, comunicazioni criptate e pagamenti in criptovalute, strumenti utilizzati per occultare i proventi illeciti e aggirare i controlli.

 

 

La base operativa a Bosco Marengo

In questo contesto, il territorio alessandrino non avrebbe avuto un ruolo marginale. Secondo gli accertamenti, una società avrebbe utilizzato uno spazio aziendale a Bosco Marengo come base operativa per la gestione della merce di contrabbando. In tale struttura i container sarebbero stati svuotati, le sigarette stoccate e successivamente reimmesse sul mercato clandestino verso altre destinazioni, dopo essere state camuffate con materiali di copertura e nuovi sigilli contraffatti.

 

La struttura avrebbe inoltre fornito supporto tecnico e consulenze in materia doganale, contribuendo a rendere più complessa l’individuazione delle spedizioni sospette. Proprio per questo ruolo, alla società è stata contestata la responsabilità amministrativa prevista dal decreto legislativo 231.

 

I numeri dell’operazione

I numeri dell’operazione delineano la portata del traffico: circa 32 tonnellate di tabacchi sequestrate e un danno erariale di milioni di euro tra dazi, accise e Iva non versati. Il giudice ha disposto la custodia cautelare in carcere per sei indagati e il sequestro di beni per un valore complessivo di circa 2,5 milioni di euro. L’inchiesta risulta tuttora in corso. Ulteriori spedizioni sospette sono al vaglio degli investigatori e potrebbero portare a un ampliamento del perimetro dell’organizzazione e delle responsabilità.