Ex Ilva, Federacciai verso il ritiro dalla gara
La possibile uscita di Federacciai dalla procedura per l’acquisizione dell’ex Ilva, ora Acciaierie d’Italia, rischia di restringere ulteriormente il campo dei pretendenti e di aumentare le incertezze sul futuro del gruppo siderurgico, compreso lo stabilimento di Novi Ligure. La cordata guidata dagli industriali italiani, secondo quanto riportato da fonti vicine al dossier, sarebbe infatti orientata a ritirarsi, lasciando il gruppo indiano Jindal come unico soggetto ancora interessato alla possibile acquisizione.
Jindal l’unica realtà in corsa
La decisione non è stata ancora formalizzata, ma sarebbe maturata dopo l’analisi dei conti e degli impianti. Tra gli ostacoli individuati figurerebbero le condizioni compromesse delle strutture produttive, i costi energetici elevati e la mancanza di sufficienti garanzie sulla sostenibilità di un eventuale piano industriale. La scadenza per la presentazione delle offerte rimane fissata alla mezzanotte dell’8 novembre.
In questo scenario, Jindal rappresenterebbe al momento l’unica prospettiva concreta per la cessione. Il gruppo indiano ha infatti mantenuto i contatti con i commissari straordinari e ha rivisto la propria proposta dopo il blocco giudiziario dell’area a caldo, concentrando l’interesse soprattutto sugli impianti dedicati alla laminazione e alle lavorazioni a freddo.
Lo stabilimento di Novi
Per Novi Ligure, dove lo stabilimento rappresenta un importante presidio occupazionale e produttivo del gruppo, resta centrale anche la questione della gestione dei lavoratori nella fase di transizione. Il 17 ottobre l’azienda ha comunicato l’avvio della procedura per la cassa integrazione straordinaria, che potrebbe coinvolgere fino a 8.622 dipendenti nei siti di Taranto, Genova e Novi Ligure. Oggi infatti Rocchino Muliere, sindaco di Novi, è in Commissione Senato proprio per l’ex Ilva.
Proprio su questo fronte è stato convocato dal ministero del Lavoro un incontro con le organizzazioni sindacali metalmeccaniche per venerdì 6 novembre alle 10.30, a due giorni dalla chiusura del bando. La riunione servirà a esaminare la richiesta di cassa integrazione e le ricadute della procedura sul personale.
Le tensioni politiche
Intanto proseguono le tensioni politiche sulla gestione della crisi. Il Movimento 5 Stelle, attraverso la vicepresidente nazionale Maria Turco, ha criticato l’operato dell’esecutivo, ritenendo che il governo Meloni non sia riuscito a individuare una soluzione per il futuro dell’ex Ilva. Il ministro delle Imprese Adolfo Urso ha invece difeso la tenuta del comparto siderurgico italiano, sottolineando la necessità di tutelare la produzione europea dalla concorrenza internazionale.
Rimane tuttavia da sciogliere il nodo principale: individuare un acquirente e un progetto industriale in grado di garantire continuità produttiva e occupazionale a tutti gli stabilimenti del gruppo.