Una situazione gravissima all’ex Ilva di Novi

Lo stabilimento ex Ilva di Novi Ligure attraversa una fase di forte rallentamento produttivo, con attività ormai ridotte al minimo e un clima di crescente incertezza sul futuro industriale e occupazionale. Secondo quanto emerge, l’impianto di strada Bosco Marengo opererebbe attualmente con non più di due o tre reparti attivi, e solo per pochi giorni alla settimana, mentre la maggior parte dei lavoratori è coinvolta in un regime di cassa integrazione a rotazione.

 

Una situazione che, viene sottolineato, alimenta timori concreti tra gli addetti, preoccupati che il progressivo silenzio dello stabilimento possa trasformarsi in una condizione permanente. A complicare il quadro contribuisce anche la mancanza di aggiornamenti ufficiali sul processo di vendita dell’azienda, nonostante nei mesi scorsi delegazioni di gruppi interessati abbiano effettuato sopralluoghi per valutare le condizioni degli impianti.

 

Un tavolo di confronto in bilico

Sul fronte sindacale, le relazioni con la gestione commissariale registrano nuove tensioni. Nei giorni scorsi il confronto tra le parti ha rischiato di interrompersi bruscamente, rendendo necessario un rinvio per evitare la rottura definitiva del tavolo negoziale. Il nodo centrale riguarda il rinnovo della cassa integrazione, che nello stabilimento piemontese coinvolge circa 180 lavoratori.

 

Durante l’ultimo incontro presso il Ministero del Lavoro, riferiscono fonti sindacali, il confronto sarebbe durato solo pochi minuti. Le organizzazioni dei lavoratori avrebbero infatti contestato l’impostazione proposta dall’azienda, ritenuta in discontinuità rispetto agli accordi precedenti e alle basi già discusse nei precedenti tentativi di intesa. Di fronte a tale scenario, i rappresentanti sindacali avrebbero deciso di abbandonare il tavolo, determinandone l’aggiornamento al prossimo 22 aprile.

 

Il nuovo incontro a Roma e il futuro dell’ex Ilva

In vista del nuovo incontro a Roma, le sigle sindacali avrebbero preannunciato la possibilità di proclamare lo stato di agitazione qualora la posizione aziendale non dovesse registrare cambiamenti significativi.

 

Rimane inoltre avvolto nell’incertezza il dossier relativo alla cessione dell’ex Ilva. Tra i soggetti interessati continuano a essere indicati il fondo statunitense Flacks Group e Jindal Steel Europe, tornata recentemente in corsa con un piano industriale che, secondo quanto trapela, ricalcherebbe in larga parte proposte già avanzate in passato. I sindacati continuano a chiedere chiarezza sul possibile ruolo dello Stato come partner industriale.

 

Le criticità principali restano concentrate nello stabilimento di Taranto, ma in ambienti industriali inizierebbe a farsi strada, seppur con cautela, l’ipotesi di una separazione tra il polo pugliese e gli impianti di Novi Ligure e Genova, considerata da alcuni come una possibile soluzione per salvaguardare parte della produzione.