Le parole di Corrado Campisi per celebrare il percorso di Greta Cornelli

Sono il prof Corrado Campisi dell’IIS “Ciampini-Boccardo” di Novi Ligure. Nella vita di un docente, credo che ci siano momenti in cui si comprende davvero il senso più profondo del proprio lavoro. Accade quando ci si accorge che una scintilla si è accesa e che con il progetto speravo proprio che accadesse. Quando uno studente o una studentessa non si limita più ad ascoltare, ma comincia a cercare, a leggere, a domandare, a immaginare una strada. Voglio raccontare la storia di Greta Cornelli, che ha appena concluso il suo percorso scolastico affrontando la maturità con un anno di anticipo e ottenendo il massimo risultato: 100 e lode. Un traguardo straordinario, certo. Ma sarebbe riduttivo fermarsi al voto. Dietro quel risultato c’è una storia fatta di curiosità, letture, concorsi, scienza, scrittura, creatività e desiderio di andare oltre.

 

Spazio alla Conoscenza e Generation STEM

Negli ultimi anni, prima con “Spazio alla Conoscenza” e poi con “Generation STEM: Discovering Our Planet”, ho provato a costruire un percorso capace di portare la scuola fuori dai confini tradizionali dell’aula, mettendo gli studenti in contatto con il mondo reale della ricerca, dell’innovazione, dello spazio, dell’ambiente e della divulgazione scientifica. Greta ha saputo raccogliere fino in fondo questo invito. Ha attraversato incontri, conferenze, collegamenti internazionali, concorsi e momenti di ricerca. Ha seguito l’evoluzione del progetto fino alla missione stratosferica Touching the Sky.

Ma ciò che più mi ha colpito, non è stata solo la partecipazione. È stata la sua capacità di restare curiosa anche davanti agli ostacoli. Quando un concorso di astronomia non andò come speravamo, vinto da un liceo con il supporto di un ricercatore professionista, la sua reazione fu semplice e limpida: “Beh non è male prof. Sì, il prossimo anno ci riusciremo!”. In quella frase c’era già molto di lei: nessuna resa, nessuna lamentela sterile, ma il desiderio di riprovarci.

 

Uno degli obiettivi più importanti di Spazio alla Conoscenza e di Generation STEM è sempre stato proprio questo: non solo portare la ricerca dentro la scuola, ma accendere nei ragazzi il desiderio di cercarla, di interrogarla, di farla propria. Come ricordava il professor Keating ne L’attimo fuggente, bisogna imparare a guardare le cose da prospettive diverse. Greta lo ha fatto: ha saputo guardare oltre il compito, oltre il programma, oltre il voto.

Conoscendo nel tempo le sue abilità, le sue attitudini e quella particolare sensibilità verso la lettura, la scrittura e il pensiero critico, ho cercato di indirizzarla verso concorsi e opportunità che potessero mettere in luce queste doti. Non si trattava soltanto di far partecipare una studentessa a una competizione, ma di offrirle uno spazio in cui la sua voce potesse emergere, misurarsi, trovare riconoscimento.

 

 

I risultati

I risultati sono arrivati. Greta è stata protagonista del Premio Asimov, il concorso nazionale dedicato alla divulgazione scientifica, distinguendosi per la qualità delle sue recensioni, per la sensibilità e per la capacità critica con cui ha saputo leggere e raccontare la scienza. Ha affrontato testi complessi, scelto, letto, scritto, rielaborato. In un tempo in cui spesso si dice che i ragazzi leggono poco, Greta ha dimostrato che la lettura può ancora essere un modo potente per costruire pensiero.

A questo si aggiunge il percorso legato all’AUSDA dell’ENEA, con la vittoria nel primo concorso nazionale dedicato all’Antartide, uno dei risultati più significativi raggiunti all’interno di questo cammino scientifico. Anche in quel contesto Greta è stata una presenza importante, parte di una generazione di studenti che ha saputo dare sostanza e credibilità a un progetto nato per unire scienza, educazione e futuro.

 

Tanti altri contributi

Il suo contributo è stato creativo e simbolico. A Greta si deve infatti una riflessione importante sul logo di Generation STEM. Il simbolo precedente era più generico; quello attuale racconta molto meglio il senso del progetto: uno studente, una studentessa, immersi nella lettura, dai cui libri sembrano fuoriuscire conoscenza, idee, luce, futuro. Non è un semplice dettaglio grafico. È un’immagine diventata identità. In quel logo ci sono i libri come radice, la conoscenza come energia, la scienza come apertura al mondo. E c’è anche molto di Greta: la capacità di cogliere il senso profondo di un’esperienza e di trasformarlo in un segno. C’è poi un testo scritto per il concorso degli Alfieri della Repubblica, una delle occasioni che le ho proposto proprio perché potesse esprimere, attraverso la scrittura, la ricchezza del suo mondo interiore e delle sue passioni. In quelle righe Greta si racconta senza filtri: l’amore per la scuola, la lettura, le lingue, la storia, l’arte, l’ecologia, la fisica, la biologia, la chimica, il lavoro in laboratorio. Scrive di avere “troppe idee e troppo poco tempo”, di essere sempre alla ricerca di qualcosa di nuovo. E affida al lettore una frase semplice e potentissima: “Voglio fare qualcosa di utile nella mia vita, per quanto piccolo o insignificante.”

Forse è proprio qui che si comprende il senso del suo percorso: non soltanto studiare per ottenere un risultato o partecipare per ricevere un riconoscimento, ma cercare una direzione. Cercare un modo per mettere la conoscenza al servizio di qualcosa di più grande.

 

La maturità e ringraziamenti

Poi è arrivata la maturità. Greta l’ha affrontata con un anno di anticipo, rientrando tra gli studenti cosiddetti ottisti, e l’ha conclusa con 100 e lode. Abbreviare il ciclo di studi, da 5 anni a 4 non è solo una prova di capacità: è una prova di maturità, responsabilità e tenacia. Nel suo caso, questo risultato assume un valore ancora più grande perché, mentre affrontava un impegno così importante, non si è mai staccata dai concorsi e dalla curiosità che l’ha accompagnata fin dall’inizio.

Come docente, oggi sento il bisogno di ringraziarla. La ringrazio per aver creduto in Spazio alla Conoscenza e in Generation STEM, per averli attraversati con serietà e intelligenza, per aver lasciato un segno. La ringrazio perché il suo cammino dà senso a tante fatiche invisibili: alle ore passate a organizzare incontri, scrivere mail, cercare contatti, costruire ponti, immaginare possibilità nuove per gli studenti.

 

A Greta auguro ogni bene. Le auguro di custodire questa curiosità, di continuare a leggere, studiare, domandare, sbagliare, riprovare e andare oltre. Le auguro di incontrare occasioni all’altezza del suo talento e persone capaci di accompagnarla con fiducia. E chissà, forse tra qualche anno sarà proprio lei a tornare al “Ciampini-Boccardo”, non più come studentessa, ma come giovane professionista, ricercatrice o divulgatrice, per raccontare ai nostri ragazzi il suo percorso. Sarebbe uno dei cerchi più belli da chiudere.

Perché questo è sempre stato uno degli obiettivi più profondi di Spazio alla Conoscenza e di Generation STEM: non soltanto portare la ricerca dentro la scuola, ma aiutare gli studenti a immaginare se stessi dentro il mondo della conoscenza.

 

Greta ha letto, domandato, proposto, creato, studiato e saputo andare oltre. Come docente referente del progetto didattico “Generation STEM: Discovering Our Planet”, assieme alle colleghe Maria Teresa Lauria e Alessandra Plotegher, ai ragazzi e ragazze del progetto, non possiamo che ringraziarla: per ciò che ha dato al progetto, per il segno che ha lasciato e per averci ricordato, ancora una volta, che quando la scuola riesce ad accendere una passione, anche una singola storia può diventare il senso di tanti anni di lavoro.

Corrado Campisi