Tornano le Giornate FAI di primavera

Sabato 21 e domenica 22 marzo 2026 tornano per la 34ª edizione le “Giornate FAI di Primavera”, il più grande evento di piazza dedicato al patrimonio culturale e paesaggistico dell’Italia: il più efficace strumento con cui il FAI – Fondo per l’Ambiente Italiano ETS dal 1975 esercita la sua missione di educazione della collettività alla conoscenza e alla tutela di quel patrimonio, perché sia per sempre e per tutti. Accogliendo l’invito del FAI, dal 1993 – anno della pionieristica prima edizione dell’evento – al 2025 quasi 13 milioni e mezzo di italiani hanno potuto scoprire e riscoprire oltre 17.000 luoghi speciali delle città e dei territori in cui vivono.

 

L’itinerario tra Carrosio e Gavi

La Delegazione FAI Novi Ligure e il suo Gruppo Giovani propongono un itinerario tematico dal titolo “Tra Carrosio e Gavi: la forza dell’acqua e l’ingegno dell’uomo” che permetterà di scoprire, attraverso la visita eccezionale a tre antichi mulini lungo il torrente Lemme, raramente o mai aperti al pubblico, come, in passato, veniva sapientemente gestita l’acqua e la forza che essa poteva produrre a servizio dell’uomo. Il patrimonio idrico, infatti, era utilizzato in maniera ottimale, senza sprechi, poiché dalla sua conservazione dipendevano molti aspetti della vita degli abitanti del luogo. L’acqua era canalizzata di giorno per far funzionare i mulini e usata di notte per irrigare gli orti, ma in modo tale che fosse sempre condivisibile da tutti lungo il suo tragitto.

 

Le aperture dei mulini si pongono in continuità con la campagna di sensibilizzazione #salvalacqua lanciata dal FAI nel 2018 per diffondere la consapevolezza del valore dell’acqua e per coinvolgere i singoli cittadini ad assumere un comportamento responsabile nei confronti di questa risorsa essenziale per l’umanità. La scelta di aprire un luogo dedicato all’acqua in occasione di questa edizione delle Giornate FAI di Primavera nasce anche dall’intento di celebrare la Giornata Mondiale dell’Acqua che ricorre il 22 marzo, attraverso la valorizzazione di beni del nostro territorio che testimoniano un profondo legame tra l’ambiente e la comunità locale.

 

 

Carrosio

Nelle colline a ridosso di Carrosio, borgo sorto lungo l’antica via della Bocchetta tra Genova e la Pianura padana, sarà possibile visitare la segheria idraulica artigianale detta dei “Ditti” (soprannome nato da Odino Giuditta, chiamata “Ditta”, bisnonna degli attuali proprietari). Fu realizzata dall’ingegno di tre abili falegnami, i fratelli Traverso, che seppero valorizzare un piccolo fabbricato con tetto piano, usato per essiccare il granoturco, esistente sul loro terreno e lo strapiombo dell’attiguo rio Pisonzo, che forniva acqua tutto l’anno per il funzionamento dell’impianto.

Inaugurata nel 1926, la segheria presenta una ruota di dimensioni notevoli (7,50 metri di diametro) e conserva ancora la sega a nastro, il tornio, la pialla e innumerevoli attrezzi, come se il tempo si fosse fermato di colpo alla fine di un giorno di lavoro. Tuttora è di proprietà della famiglia Traverso. La visita a questo bene rappresenta un’occasione unica per immergersi in un luogo ricco di storia che testimonia antiche attività la cui memoria va recuperata e tramandata alle nuove generazioni.

 

Gavi

Nel comune di Gavi, borgo situato alla confluenza dei torrenti Neirone e Lemme, le visite riguarderanno due beni. Il mulino Neirone, affacciato sull’omonimo rivo, si trova ai margini della Riserva Naturale del Neirone, di competenza dell’Ente di Gestione delle Aree protette dell’Appennino piemontese-Ecomuseo di Cascina Moglioni. Risalente ai primi anni dell’Ottocento, è un autentico gioiello dell’arte rurale, silenzioso testimone delle antiche attività agricole che caratterizzavano questo territorio. L’edificio, imponente e visibile da lontano, sfoggia una ruota idraulica di circa dieci metri di diametro (fin dalle origini, la struttura includeva anche l’abitazione del mugnaio).

Oggi appartiene ancora alla famiglia Bassano-Repetto e conserva all’interno, tra gli attrezzi e le macchine del processo di trasformazione dei cereali, un antico “svecciatoio” per pulire il grano e un “buratto” per setacciare diverse farine, che vanno dalla crusca alla più raffinata. Dal 2000 è stato riconosciuto come “Mulino a scopo didattico” e da allora ospita numerose attività didattiche e divulgative. L’eccezionalità di questa apertura, oltre a risiedere nella possibilità di visitare – insieme al proprietario – un mulino conservato con grande cura e funzionante nelle sue attrezzature, sta nell’opportunità di scoprire la rilevantissima biodiversità che si trova all’interno della Riserva Naturale del Neirone (quasi 600 specie vegetali, uccelli come il picchio nero e un prezioso tipo di pipistrello che alberga nel Forte).

 

Francavilla

Il mulino Generassi, situato lungo la strada per Francavilla, sulla riva destra del torrente Lemme, è rimasto intatto nella sua struttura interna dopo le modifiche apportate nel secondo dopoguerra. Conserva ancora le due macine, da grano e da granoturco, l’“elevatore a facchini” oltre a tutte le macchine collegate all’inserimento di un piccolo laminatoio doppio e cioè a un sistema misto pietra-cilindri. Anticamente disponeva di due ruote e attualmente è rimasta soltanto quella di 4 metri di diametro per una larghezza totale di 115 cm. Le parti esterne del fabbricato sono state restaurate tra la fine del Novecento e l’inizio degli anni Duemila. Dai primi del Novecento appartiene alla famiglia Bianchi che lo conserva e mantiene con grande attenzione e cura.

Il mulino può essere azionato sia ad acqua che a energia elettrica e il canale che lo alimenta, che diparte dalla zona sottostante il “Cappello del Diavolo”, percorre un tratto di 70-80 metri in galleria – ricavata nella roccia – che segue il percorso del Lemme fino alla zona prospiciente la Centrale idroelettrica della Pieve di Gavi, per poi addentrarsi nei campi fino al mulino. Oggi esiste un consorzio irriguo che garantisce la corretta gestione delle acque.

 

I tre mulini saranno aperti sabato 21 marzo dalle ore 15.00 alle ore 18.30 e domenica 22 marzo, con orario continuato, dalle ore 10.30 alle ore 18.30 (ultima visita alle ore 18.00 in entrambi i giorni). Le visite saranno a cura degli Apprendisti Ciceroni® del Liceo Amaldi, coordinati e coadiuvati dal Gruppo FAI Giovani Novi Ligure.

 

Dal Tobbio all’Orba

La Delegazione FAI Novi Ligure invita inoltre a partecipare all’apertura proposta dal Gruppo FAI Sette Castelli dal Tobbio all’Orba. Grazie a un attento lavoro di recupero effettuato grazie alla volontà di alcuni volontari locali, domenica 22 marzo, dalle ore 10 alle ore 13 e dalle ore 14 alle ore 18, a Mornese si potrà approfondire la conoscenza della viticoltura, una delle principali risorse economiche della zona. Lungo l’antico percorso che portava al Castellazzo (edificio costruito dai monaci nel XIII secolo) sarà possibile visitare due cantine scavate nella marna, roccia tipica del territorio, e osservare gli attrezzi tipici della lavorazione dell’uva, come torchi lignei, botti e filtri. I volontari del Gruppo FAI, in collaborazione con l’Ente di Gestione delle Aree protette dell’Appennino piemontese-Ecomuseo di Cascina Moglioni, illustreranno le caratteristiche geomorfologiche e climatiche che rendono così efficace la coltivazione della vite. I ragazzi della Scuola Secondaria di I grado Emilio Podestà mostreranno, invece, con i loro disegni le peculiarità delle numerose specie di orchidee che vivono nei vigneti. La visita sarà arricchita dalla visione di un documentario sulla vita agricola di Mornese negli anni Cinquanta e Sessanta.