Il veto di Acqui mette a rischio il nuovo casello di Predosa
Torna al centro del dibattito territoriale il progetto del nuovo casello autostradale di Predosa lungo la A26, un’infrastruttura considerata strategica per migliorare i collegamenti della Valle Bormida e favorire lo sviluppo economico dell’area. A riaccendere il confronto è stata una delibera della giunta comunale di Acqui Terme, che ha formalizzato la richiesta di rivedere la localizzazione dell’opera.
Le posizioni del Comune di Acqui
Secondo l’amministrazione acquese, il casello dovrebbe essere collocato a ovest dell’autostrada, in prossimità dei pozzi idrici, e non a nord del paese, nell’area industriale, come proposto dal Comune di Predosa. La soluzione alternativa, viene evidenziato, comporterebbe un allungamento del tracciato di circa tre chilometri, oltre alla necessità di un attraversamento dell’A26, con conseguente aumento delle complessità tecniche, dei costi e delle difficoltà legate agli espropri in un’area più urbanizzata. La proposta di Acqui punterebbe invece su un collegamento più diretto, lineare e funzionale alle esigenze del territorio.
Le preoccupazioni di Predosa
La presa di posizione ha però suscitato le preoccupazioni dell’amministrazione di Predosa. La sindaca Maura Pastorino ha espresso dubbi sulla fattibilità dell’ipotesi avanzata da Acqui, sottolineando come l’area individuata sia strategica per l’approvvigionamento idrico di numerosi comuni, compresa la stessa Acqui Terme. Il timore principale riguarda il rischio di compromettere una risorsa ritenuta essenziale.
Pur evitando toni polemici, la sindaca ha richiamato la necessità di mantenere compatto il fronte istituzionale per non rallentare ulteriormente un progetto atteso da decenni. Dal 2019, infatti, i comuni di Predosa, Ovada e Acqui avevano avviato un percorso condiviso per rilanciare l’opera, sostenuto dalla Fondazione Slala e dalla Regione Piemonte, che nel 2023 ha stanziato risorse per un nuovo studio di fattibilità, ancora non avviato.
Il casello viene considerato un’infrastruttura chiave non solo per Acqui, ma anche per l’Ovadese e il Novese, con potenziali ricadute positive sul sistema produttivo e logistico. L’obiettivo è quello di alleggerire la viabilità ordinaria e offrire uno sbocco più efficiente verso la rete autostradale, anche in funzione dei collegamenti con la Liguria.
Lo sviluppo infrastrutturale
A livello tecnico, viene evidenziato come il progetto si inserisca in una visione più ampia di sviluppo infrastrutturale. L’ingegnere Angelo Marinoni, della Commissione Interventi Strategici di Slala, ha ricordato che la presenza di un casello a Predosa sarebbe complementare a quello di Ovada, rispondendo a esigenze diverse ma integrate. L’opera, secondo questa impostazione, non dovrebbe essere vista come un servizio a un singolo territorio, ma come un elemento strategico per l’intera area, in grado di sostenere la logistica e valorizzare le potenzialità industriali già presenti.
Tempi e risorse per un progetto atteso da tanto
Resta tuttavia aperto il nodo delle risorse e dei tempi. Le stime sui costi variano e, secondo le indicazioni più recenti, sarebbero necessari almeno 35 milioni di euro, cifra su cui si punta a ottenere finanziamenti nazionali ed europei. Parallelamente, in ambito regionale si discute anche del possibile riconoscimento della bretella Albenga–Carcare–Predosa come opera strategica, tema che divide le forze politiche.
Il progetto del casello affonda le sue radici negli anni Sessanta e ha attraversato fasi alterne, tra rilanci e battute d’arresto. Ancora oggi, nonostante una generale convergenza sull’importanza dell’infrastruttura, restano da sciogliere questioni decisive, a partire dalla localizzazione e dall’avvio concreto degli studi preliminari. In un contesto in cui il territorio continua a chiedere migliori collegamenti e opportunità di sviluppo, il rischio, più volte evidenziato dagli amministratori locali, è che nuove divergenze possano tradursi nell’ennesimo rinvio di un’opera attesa da oltre quarant’anni.
