Le dichiarazioni del Sindaco di Novi sull’ex Ilva
Continua l’incertezza sul futuro dell’ex Ilva e cresce la preoccupazione anche a Novi Ligure, dove oltre 150 lavoratori dello stabilimento sono interessati dalla cassa integrazione a rotazione. Una situazione che si protrae da mesi e che, secondo le organizzazioni sindacali e l’amministrazione comunale, richiede risposte rapide da parte delle istituzioni.
Le parole del Sindaco di Novi
A intervenire è il sindaco di Novi Ligure, Rocchino Muliere, che ha espresso forte preoccupazione per le ricadute occupazionali e sociali sul territorio. Il primo cittadino ha condiviso l’allarme lanciato dai sindacati, sottolineando come il protrarsi dello stallo stia alimentando l’incertezza tra i lavoratori e le loro famiglie.
«La situazione di stallo si trascina ormai da troppo tempo. Questo immobilismo fa ricadere l’intero peso dell’incertezza sul futuro dei lavoratori e delle loro famiglie», ha dichiarato Muliere. Il sindaco ha inoltre evidenziato quella che definisce una carenza di informazioni nei confronti degli enti locali, chiedendo che vengano messi nelle condizioni di affrontare le conseguenze sociali della crisi.
Tra le richieste avanzate dall’amministrazione comunale vi è la convocazione del tavolo di crisi regionale, ritenuto uno strumento necessario per monitorare l’evoluzione della vertenza e individuare possibili soluzioni. «Restiamo in attesa di risposte concrete e non più differibili», ha aggiunto il sindaco.
La situazione a livello nazionale
Nel frattempo, sul piano nazionale, il Governo si prepara a varare un nuovo intervento finanziario per garantire la continuità produttiva di Acciaierie d’Italia. Nel decreto sulle accise dovrebbe essere inserita una prima tranche da 100 milioni di euro, cui potrebbero aggiungersi altri 140 milioni nel mese di luglio. Si tratta di risorse destinate a sostenere l’operatività dell’azienda in una fase in cui la procedura di cessione degli asset non è ancora giunta a conclusione.
Il nuovo finanziamento si aggiunge ai 149 milioni già stanziati a gennaio e si rende necessario per assicurare liquidità all’azienda, coprendo spese operative, forniture e stipendi. La vendita del gruppo siderurgico resta infatti in una fase di incertezza: tra i soggetti interessati figurano il gruppo indiano Jindal e il fondo statunitense Flacks Group, ma la definizione dell’operazione richiederà ancora tempo.
Per il territorio novese, l’assenza di una soluzione definitiva continua a pesare sulle prospettive occupazionali dello stabilimento e sull’intero indotto. Da qui la richiesta, rilanciata dal sindaco e dalle organizzazioni sindacali, di un confronto istituzionale che consenta di fare chiarezza sui tempi e sulle prospettive della vertenza.

