L’ex Ilva di Novi preoccupata dallo stop agli altiforni
La decisione della Corte d’Appello di Milano sull’area a caldo dell’ex Ilva di Taranto potrebbe avere conseguenze anche sullo stabilimento siderurgico di Novi Ligure, dove vengono lavorati i coils provenienti proprio dal sito pugliese. Il provvedimento riaccende quindi l’attenzione sul futuro della produzione e sulla disponibilità di materia prima destinata agli impianti novesi.
La Corte d’Appello civile di Milano ha infatti respinto la richiesta presentata da Ilva spa e Acciaierie d’Italia di sospendere il decreto del 27 luglio, con il quale era stato disposto lo stop entro 90 giorni dell’attività produttiva dell’area a caldo di Taranto. La sospensione dovrà rimanere in vigore fino alla rimozione dell’amianto ancora presente negli impianti e all’adozione di misure ritenute necessarie per riportare le emissioni di polveri sottili entro livelli considerati sicuri.
I giudici hanno ritenuto prevalente, nel bilanciamento tra i possibili danni, la necessità di tutelare la salute dei cittadini tarantini. Il gruppo siderurgico aveva sostenuto che lo spegnimento degli altiforni avrebbe comportato un danno economico irreparabile, mentre la decisione giudiziaria richiama i rischi sanitari evidenziati negli anni nell’area circostante lo stabilimento.
Il nodo per Novi
Per Novi Ligure il nodo riguarda soprattutto l’approvvigionamento. La fermata dell’area a caldo tarantina potrebbe infatti tradursi in una minore disponibilità di coils da destinare alle successive lavorazioni, con possibili ripercussioni sull’attività dello stabilimento novese. Al tempo stesso, lo stop agli altiforni modifica gli scenari per il futuro dell’ex Ilva, restringendo di fatto l’interesse degli operatori alle attività a freddo e alla prospettiva di investire nella produzione attraverso forni elettrici.
Manifestazioni di interesse e licenziamenti
Sul tavolo del governo restano diverse manifestazioni di interesse. Una cordata composta da 15 imprese siderurgiche italiane, coordinate da Federacciai, ha manifestato interesse per l’impianto senza l’area a caldo, mentre Jindal aveva presentato un’offerta comprendente sia l’area a freddo sia quella a caldo. Restano inoltre da verificare gli sviluppi delle manifestazioni di interesse di Flacks Group e CE Industries.
Nel frattempo sono stati congelati i licenziamenti collettivi che avevano coinvolto circa 2.500 lavoratori di 28 aziende dell’appalto e dell’indotto dell’ex Ilva, annunciati dopo il precedente provvedimento giudiziario. Per Novi, dunque, la partita di Taranto resta particolarmente delicata, sia per la disponibilità di materia prima sia per gli scenari industriali che potrebbero delinearsi nei prossimi mesi.