Il vertice a palazzo Chigi sul futuro dell’ex Ilva

Nel pomeriggio di oggi è in programma a Palazzo Chigi il confronto tra il Governo e le organizzazioni sindacali dedicato al futuro dell’ex Ilva, un appuntamento atteso da tempo anche dai lavoratori dello stabilimento di Novi Ligure. L’incontro, richiesto con insistenza dalle rappresentanze dei dipendenti, potrebbe fornire indicazioni sul percorso che interesserà l’intero gruppo siderurgico e le prospettive dei diversi siti produttivi.

Alla vigilia del vertice, tuttavia, tra i sindacati prevale la preoccupazione. Maurizio Cantello, della Fiom-Cgil, in partenza per Roma per rappresentare i lavoratori novesi, ha evidenziato come le informazioni disponibili siano ancora molto limitate e come le notizie circolate finora provengano soprattutto da indiscrezioni riportate dagli organi di stampa. Una situazione che alimenta l’incertezza tra i dipendenti.

 

La cessione del gruppo

Sul tavolo resta la procedura per la cessione dell’intero gruppo ex Ilva, per la quale i principali interessati sarebbero il fondo statunitense Flacks e il gruppo siderurgico indiano Jindal Steel. Le due proposte presenterebbero impostazioni differenti per il rilancio dell’azienda.

A complicare ulteriormente il quadro è intervenuta anche la recente decisione della Corte d’Appello di Milano, che ha disposto la chiusura entro tre mesi dell’area a caldo dello stabilimento di Taranto, accogliendo il ricorso presentato da alcune famiglie della città pugliese. Un provvedimento destinato ad avere effetti sull’intero gruppo e che potrebbe influenzare anche le strategie industriali dei futuri acquirenti.

 

 

Le due proposte

Secondo le indiscrezioni emerse nelle ultime settimane, il progetto di Jindal prevederebbe la dismissione dell’area a caldo di Taranto, con l’approvvigionamento della materia prima da un impianto del gruppo situato in Oman. Un’ipotesi che solleva interrogativi sulla quantità di materiale destinata agli stabilimenti che operano nella lavorazione a freddo, tra cui quelli di Genova e Novi Ligure. Il piano industriale attribuito al gruppo indiano comprenderebbe inoltre una significativa riduzione dell’organico, con oltre 5 mila esuberi, oltre all’ipotesi di un affitto d’azienda o di una cessione simbolica finalizzata a concentrare gli investimenti sul rilancio produttivo.

 

Diversa sarebbe invece la proposta del fondo Flacks, orientata alla creazione di un gruppo siderurgico in collaborazione con altri partner industriali, la cui identità non è ancora stata resa nota.

 

In questo contesto di forte incertezza, anche lo stabilimento di strada Bosco Marengo resta in attesa di conoscere il proprio futuro. Le prospettive del sito novese dipenderanno dalle decisioni che emergeranno dal confronto di oggi e dagli sviluppi della procedura di cessione dell’ex Ilva, da cui sono attese indicazioni importanti per lavoratori e territorio.